Ohne Glauben aber ist es unmöglich, ihm wohlzugefallen; denn wer Gott naht, muss glauben, dass er ist und denen, die ihn suchen, ein Belohner sein wird. Hebräer 11:6

Die Bibel

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La Bibbia è un libro particolare, che ha sempre affascinato e suscitato molte reazioni. Qualsiasi cosa si possa sentire, non lasciate niente ne nessuno impedirvi di leggerla.

The Great Isaiah Scroll (1QIsaa) • Qumran Cave 1 • 1st century BCE • Parchment • H: 22-25, L: 734 cm • Government of Israel • Accession number: HU 95.57/27

referenza: The Great Isaiah Scroll (1QIsaa) • Qumran Cave 1 • 1st century BCE • Parchment • H: 22-25, L: 734 cm • Government of Israel • Accession number: HU 95.57/27
Un libro particolare

“Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4).
“Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:31-32).
Esistono innumerevoli libri e commenti cristiani, ma una sola è la parola che proviene dalla bocca di Dio: la Bibbia. Gli altri scritti, tra cui quelli che sono pubblicati dalle edizioni Il fiume di vita , ci aiutano ad afferrare meglio il messaggio biblico, ma soltanto la Bibbia, ossia la parola con la quale Dio si rivolge a noi, è il cibo che ci nutre e la verità che ci rende liberi.

“Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me; eppure non volete venire a me per aver la vita!” (Giovanni 5:39-40)
Le Scritture, ossia la Bibbia, rendono testimonianza del Signor Gesù: ci parlano della sua persona meravigliosa, della sua volontà, della sua opera in noi e sulla terra. Ci presentano un quadro completo affinché conosciamo questo Dio che è venuto verso noi: “Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro” (Ebrei 8:11).
Conoscere Dio personalmente attraverso la Bibbia è il privilegio di ogni essere umano; l’apostolo Giovanni, però, ci avverte del pericolo di investigare, di studiare le Scritture e di dimenticare lo scrittore.
Mentre leggi la parola di Dio, vieni a lui e aprigli il cuore, allora lo conoscerai personalmente.

Molti autori, un solo disegno

Ci vollero più di millequattrocento anni, dal quindicesimo secolo a.C. fino al primo d.C., per completare questa grande opera comprendente l’Antico Testamento (trentanove libri, in ebraico tranne alcune parti in aramaico) e il Nuovo Testamento (ventisette libri redatti in greco).
La Bibbia fu scritta da più di quaranta autori di diverse estrazioni sociali: Mosè era un uomo istruito nelle migliori scuole d’Egitto, mentre Pietro era un pescatore. Il profeta Amos era pastore di pecore, mentre Neemia fu al servizio del re come coppiere; Davide e Salomone furono re d’Israele, Luca medico e Paolo seguì una formazione intellettuale molto approfondita. Prima che il Signor Gesù lo chiamasse, Giovanni era stato riparatore di reti con suo padre e suo fratello Giacomo.
Gli stili di scrittura dei vari libri che compongono la Bibbia sono quindi diversi: dai racconti narrativi come quelli della Genesi, delle Cronache, del libro dei Re, dei vangeli o degli Atti degli apostoli, allo stile profetico come in Isaia, Geremia o Apocalisse. Troviamo lo stile filosofico, come in Proverbi o in Ecclesiaste, lo stile poetico, come nei Salmi o nel Cantico dei Cantici e lo stile epistolare, come nelle lettere di Paolo, Pietro, Giacomo e Giovanni.
Millequattrocento anni di scrittura, quaranta autori e stili variegati per parlarci del nostro Dio meraviglioso: non è straordinario? Tutta la Bibbia serve a un unico scopo: rivelarci la persona meravigliosa del Signor Gesù. Gesù stesso confermò nel vangelo di Luca che tutta la Bibbia parla di lui:
“Poi disse loro: Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi” (Luca 24:44).
Leggendo la Bibbia, non cercare né storie, né dottrine, né riti; cerca invece con tutto il cuore il Signor Gesù e lui si rivelerà a te.

L'antico testamento

I trentanove libri dell’Antico Testamento descrivono la relazione che il popolo d’Israele ha avuto con il Signore prima che Gesù s’incarnasse. Il testo non è quindi una cronaca delle vicissitudini del popolo d’Israele, ma un’interpretazione dei fatti storici alla luce della fede nel Dio d’Israele.
L’Antico Testamento rivela il Dio d’Israele attraverso la storia del suo popolo e mostra in che modo Dio portò il popolo d’Israele verso la salvezza liberandolo dalla schiavitù.
Ma queste storie dell’Antico Testamento hanno pure una valenza per noi oggi. La storia dell’Esodo, ossia il viaggio che portò il popolo d’Israele dall’Egitto fino al paese promesso, passando attraverso le esperienze come la pasqua, l’attraversamento del Mar Rosso, le tavole della legge sul monte Sinai, l’attraversamento del Giordano e la conquista del paese promesso, ci permette di capire meglio la nostra esperienza spirituale. Riferendosi a questi eventi, Paolo scrisse: “Or queste cose avvennero per servire da esempio a noi” (1Corinzi 10:6). Il Nuovo Testamento è disseminato di citazioni tratte dall’Antico Testamento per darcene la chiave interpretativa.
In realtà esiste una relazione circolare per cui il Nuovo Testamento interpreta l’Antico e l’Antico illustra il Nuovo. La Bibbia deve quindi essere letta come un’entità, dove ogni versetto è una parte del puzzle della rivelazione divina.

Il nuovo testamento

Questa seconda parte della Bibbia si compone di ventisette libri, redatti tra il 50 d.C. e il 95 d.C . Il Nuovo Testamento inizia con i quattro Vangeli che raccontano la vita e la morte redentrice del Signor Gesù, seguiti dagli Atti degli Apostoli che presentano il modo in cui lo Spirito produsse la chiesa di Dio sulla terra. Poi vi sono le lettere che gli apostoli scrissero alle varie chiese locali per incoraggiarle, fortificarle e rettificare i punti che creavano difficoltà ai credenti. La Bibbia si conclude con un libro famosissimo, l’Apocalisse, che non è uno scritto destinato a farci paura, come spesso è stato adoperato, ma che, come lo dice lo scrittore, l’apostolo Giovanni, è una “rivelazione di Gesù Cristo” (Apocalisse 1:1), ossia la presentazione del nostro Signore come sacerdote in mezzo alle chiese e come Re che ristabilisce il suo regno sulla terra.

“Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine” (Luca 1:1-3).

I vangeli non sono quattro biografie di Gesù Cristo, ma la rivelazione completa della sua persona e della sua opera. Leggendoli, con un cuore aperto, entriamo in comunione con questa persona meravigliosa che ci dona la sua vita tramite la Bibbia: “Le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (Giovanni 6:63). I vangeli ci rivelano le varie sfaccettature di questa persona meravigliosa. Essi descrivono anche la sua morte redentrice, cioè l’opera di perdono che Cristo compì sulla croce: “Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: – É compiuto! – E, chinato il capo, rese lo spirito.” (Giovanni 19:30). Testimoniano pure della risurrezione, il trionfo definitivo di Cristo sulla morte, e del fatto che tramite la risurrezione Cristo diventò lo Spirito, il Consolatore, che ogni credente riceve dentro sé: “Allora Gesù disse loro di nuovo: – Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi -. Detto questo, soffiò su di loro e disse: – Ricevete lo Spirito Santo. -” (Giovanni 20:21-22). Infine, ci parlano dell’ascensione di Cristo (Marco 16:19).

Il racconto biblico prosegue attraverso gli Atti degli Apostoli, narrando l’opera dello Spirito nei credenti e tramite loro. Dopo essersi sparso sui credenti alla Pentecoste, lo Spirito diede nascita alla chiesa, ossia all’assemblea di tutti i credenti uniti dalla fede comune, siano essi Giudei o Greci. “Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: – Fratelli, che dobbiamo fare? – E Pietro a loro: – Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. -” (Atti 2:37-38)

Le chiese locali (una chiesa per località) così si moltiplicarono attorno al bacino del Mediterraneo, grazie all’opera dello Spirito che guidò concretamente i credenti nelle varie località in cui approdarono. Una tale rapida espansione del cristianesimo e l’opposizione a volte molto violenta del giudaismo provocarono non pochi problemi alle chiese. Gli apostoli quindi scrissero le loro lettere alle chiese o a singoli credenti per precisare quale deve essere la nostra relazione con il Signor Gesù e gli uni con gli altri, per poter compiere il piano eterno di Dio. “Ti scrivo queste cose sperando di venir presto da te, affinché tu sappia, nel caso che dovessi tardare, come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.” (1 Timoteo 3:14-15)

L’Apocalisse, un libro profetico, conclude la Bibbia rivelandoci il Signore Gesù durante la sua seconda venuta sulla terra. Il termine Apocalisse deriva dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis), composto di apó (“da”, particella usata anche nelle parole apostrofo, apogeo, apostasia) e kalýptein (“coprire, nascondere”, vedi celare), che significa togliere ciò che copre, togliere il velo, letteralmente scoperta o svelamento. La parola inglese per designare quest’ultimo libro del Nuovo Testamento è appunto Revelation, ossia rivelazione.
In questo libro, Cristo è presentato in moltissimi aspetti come ad esempio: il Principe dei re della terra (1:5), lo sposo e il capo della chiesa (2:1-3, 22; 19:7-9), il leone della tribù di Giuda (5:5), l’agnello immolato (5:6,12), il sommo sacerdote (1:13-16; 8:3-6) e il Signore dei signori (19:11-20).
Non lasciamoci distrarre dalla nostra curiosità che ci attira a studiare e a interpretare i simboli e i segni presentati in questo libro! Mentre lo leggiamo, non dimentichiamo mai l’ultimo appello lanciatoci dallo Spirito e dalla sposa: “Lo Spirito e la sposa dicono: « Vieni ». E chi ode, dica: « Vieni ». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita.” (Apocalisse 22:17).

Il canone della Bibbia

La parola ‚canone‘ deriva dal greco κανὡν (kanon) che traduce l’ebraico qaneh e che significa canna, ossia un bastone diritto. Originariamente il termine designava uno strumento per le misure di lunghezza (un bastone o canna, suddiviso in tacche); si trattava quindi di una norma riconosciuta da tutti. Da qui deriva il significato attuale di regola o modello prescritto.
Il canone biblico comprende tutti i libri che la comunità cristiana riconosce come facenti parte della rivelazione divina, la base della nostra fede in Dio.

“Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.” (2 Pietro 1:20-21)

Il canone dell’Antico Testamento
Nel Nuovo Testamento parecchi sono i riferimenti all’Antico Testamento; l’apostolo Paolo ci dice che al Giudeo furono affidate le rivelazioni di Dio (Romani 3:2) e il Signor Gesù stesso disse che l’Antico Testamento parla di lui:
“Allora Gesù disse loro: « O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria? » E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.” (Luca 24:25-27)
È quindi evidente che, per quanto riguarda l’Antico Testamento, dobbiamo riferirci al canone della Bibbia ebraica. I Giudei accettano trentanove libri come ispirati da Dio e la posizione della comunità ebraica non è mai cambiata. Ce lo dimostra lo storico ebreo Flavio Giuseppe (vissuto dal 37-38 d.C. al 100 d.C. circa): già al suo tempo, egli affermava che i libri considerati come divini erano ventidue, numero che corrisponde esattamente ai trentanove libri che riconosciamo oggi (perché alla sua epoca i dodici piccoli profeti erano considerati come un unico libro, le due Cronache pure come uno solo e così via).

“… Davide stesso disse per lo Spirito Santo …” (Marco 12:36)

Come fu stabilito il canone del Nuovo Testamento?
Oggi tutte le famiglie cristiane considerano come divini gli stessi ventisette libri del Nuovo Testamento.
Dopo la morte di Gesù, gli apostoli e altri discepoli incominciarono a mettere per iscritto le loro esperienze, i fatti e le parole di Gesù. Due eventi hanno certamente accelerato questo desiderio di scrittura: da un lato la conquista di Gerusalemme e la distruzione del tempio da parte dell’esercito romano nell’anno 70 d.C. e dall’altro l’apparizione d’insegnamenti svianti che miravano a “trascinarsi dietro i discepoli” (Atti 20:29-30). Gli apostoli trascrissero quindi gl’insegnamenti di Gesù, le loro esperienze e le loro rivelazioni per aiutare i credenti ad avanzare sulla via indicata dal Signor Gesù senza esserne sviati da altre dottrine. Per questo motivo troviamo numerose citazioni dei Vangeli e delle lettere di Paolo negli scritti di Ignazio di Antiochia (35-107 circa) e di Policarpo di Smirne (69 circa -155), entrambi discepoli dell’apostolo Giovanni.

Quali sono allora i testi autorevoli, considerati d’ispirazione divina?
Il più antico elenco dei libri facenti parte del Nuovo Testamento che ci sia pervenuto, è il canone muratoriano della fine del 2° secolo. Fu scoperto dall’antiquario Ludovico Antonio Muratori in un manoscritto del VIII° secolo e pubblicato una prima volta nel 1740. Esso menziona i quattro Vangeli, gli Atti degli apostoli, le tredici lettere di Paolo, Giuda, due lettere di Giovanni e l’Apocalisse.

“…come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti.” (2 Pietro 3:15-16)

Sebbene il canone muratoriano indichi quasi la totalità dei libri del Nuovo Testamento, il canone definitivo fu stabilito nel 363 o 364 durante il Concilio di Laodicea. Questo concilio regionale espresse le sue decisioni sotto forma di regole scritte, di cui l’ultima, la n° 60, enumera i ventisei libri designati come appartenenti al Nuovo Testamento. Mancava soltanto l’Apocalisse.
Infine, durante tre concili, quello d’Ippona nel 393 e i due di Cartagine nel 397 e 419, si redasse la lista completa dei libri dell’Antico testamento e del Nuovo Testamento, confermando i libri che la comunità cristiana del primo secolo considerava come autorevoli.
Nella scelta dei libri facenti parte della rivelazione divina del Nuovo Testamento, si applicarono tre principi:
1. L’autore del libro doveva essere un apostolo riconosciuto e la fonte del libro sicura.
2. Il libro non doveva presentare nessuna contraddizione con gli altri libri della Bibbia.
3. La chiesa cristiana doveva considerare il libro come ispirato da Dio.

In che modo Dio preservò i testi del Nuovo Testamento?
Le persecuzioni contro i cristiani si svilupparono nel corso del II° e III° secolo dopo Cristo e raggiunsero l’apice nel 303, durante la grande persecuzione dell’imperatore Diocleziano (244-313). Nel suo primo editto, Diocleziano ordinò la distruzione delle scritture cristiane, dei libri liturgici e dei luoghi di culto in tutto l’Impero e proibì ai cristiani di radunarsi. Lo storico Eusebio di Cesarea (265-340), che aveva riunito vari codici nel periodo in cui visse a Cesarea, riferisce: “Tutto questo è stato compiuto ai nostri giorni, quando con i nostri stessi occhi abbiamo visto le case di preghiera rase al suolo dal tetto fino alle fondamenta, e le Scritture ispirate e sacre date alle fiamme in mezzo alle piazze”. (Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, cap. 8.2.1) .

Dio, però, spinse molti cristiani a nascondere i testi sacri che già circolavano in quantità. I manoscritti onciali o i codici del Nuovo Testamento che sono giunti fino a noi sono quindi le copie di questi testi nascosti di cui rimangono solo dei frammenti, i papiri . Il Codex Vaticanus o „Codice Vaticano“, di 759 fogli, è uno dei più antichi manoscritti esistenti della Bibbia. Del IV° secolo, scritto in greco, su pergamena, con lettere onciali (maiuscole), esso potrebbe essere una delle cinquanta copie della Bibbia ordinate dall’imperatore Costantino (274-337, imperatore dal 306 in poi) a Eusebio di Cesarea , subito dopo il Concilio di Nicea (325). Il codice Sinaitico (datato tra il 330-350 d.C.) potrebbe esserne un’altra copia, ma non vi è certezza.

“Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro.” (Apocalisse 22:18-19)

I supporti materiali dei testi biblici
• Papiri, ricavati dall’omonima pianta.
• Pergamene, su pelle conciata di pecora o di altro animale.
La forma del supporto può essere:
• Il rotolo: il testo è scritto su più colonne, su un lato di una lunga striscia orizzontale, avvolta su due bastoncini di legno o di osso disposti alle due estremità del manufatto. Nelle sinagoghe ebraiche i libri della Torah sono su rotoli (vedi i rotoli del Mar Morto).
• I codici: singoli fogli di papiro o pergamena, sovrapposti e cuciti. La pergamena permetteva di scrivere sui due lati. Introdotti tra il II°-V° secolo, i codici soppiantarono i rotoli, perché più maneggevoli e quindi più facili da consultare.

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